Vigili del Fuoco Torino
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l programma d’esame, oltre alla visita medica, prevedeva in una prova scritta, concernente lo svolgimento di un tema narrativo, una prova pratica, concernente lo svolgimento di un saggio di mestiere o esperimento pratico a seconda della specialità di mestiere per la quale il candidato concorre, una prova orale di aritmetica, geometria e le quattro operazioni, nonché conoscenza di nozioni sulle figure piane e sui solidi geometrici. |
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L'accertamento che assumeva valore discriminante rimaneva comunque la “Prova Ginnico-Sportiva”, concernente l'esecuzione di esercizi dai quali desumere l'attitudine ginnica dei candidati, che veniva svolta sotto il severo sguardo del Prof. Enrico Massocco.
Ancora oggi, gli “anziani” amano distinguersi, tra coloro che sono “passati sotto Massocco e quelli …dopo”. |
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Una precedente Legge, n. 913 del 13 ottobre del 1950, aveva disposto, inoltre, che il Corpo era autorizzato a reclutare ogni anno vigili volontari ausiliari fra coloro che erano tenuti a rispondere alla chiamata alle armi per obbligo di leva, a domanda degli interessati e con nulla osta da parte delle competenti autorità militari.
Gli AVVA (Allievi Vigili Volontari Ausiliari), dopo un corso di addestramento di 4 mesi presso le Scuole Centrali Antincendi, assumevano servizio presso i Corpi provinciali. |
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Il servizio mensa era gestito dai pompieri, in base alle disponibilità economiche dettate dalle presenze giornaliere, si concordava con i cucinieri il da farsi e questi provvedevano al confezionamento dei pasti.
Ai Vigili Temporanei spettava altresì il compito di "coadiuvare" il personale addetto alla cucina nel lavaggio dei piatti, padelle e pentoloni. La scarsità dei risorse economiche suggeriva a volte la necessità (es. la domenica per acquistare gli agnolotti) di integrare la quota mensa con un piccolo esborso individuale da parte di ogni commensale (cento lire). I sottufficiali, CS, VCR e CR, disponevano di una loro sala mensa ma non la utilizzavano, nella sala mensa collettiva, solo il Maresciallo Capo Sezione si riservava il diritto di occupare il tavolo più prossimo alla cucina, motivo per cui veniva servito per primo. |
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Al pomeriggio nuovo momento di addestramento professionale e poi proseguimento lavori.
Verso le 18,00 i capi settore si recavano dal capo turno per dichiarare “svolta” l'attività lavorativa che veniva verbalizzata su apposito registro. Il sabato pomeriggio era dedicato alla pulizia personale, periodicamente si cambiavano le lenzuola, fornite dal magazzino, si sbattevano le coperte del letto ecc. Con i turni di 24 ore, il dopocena era libero: chi voleva si dedicava al gioco delle carte sui tavoli della sala mensa, altri al bigliardo, altri ancora seguivano i programmi televisivi nella sala dei cimeli storici. Durante le afose notti estive, il personale di turno si riuniva nel secondo cortile (quello del castello di manovra) e, seduti in cerchio attorno ad una lancia idrica che generava un getto circolare a pioggia che rinfrescava i cubetti di porfido del cortile, facevano trascorrere le ore di attesa, tra un intervento e l’altro, essendo le camerate dei veri forni. Gli “anziani” tenevano banco con racconti di vita vissuta, passati interventi, calamità, episodi di guerra ma anche episodi divertenti che aiutavano anche i “gjuu” a sentirsi parte di un'unica famiglia. Se i colleghi “Temporanei” dovevano sostenere un concorso per entrare in ruolo, il Capo Sezione designava un vigile, ritenuto idoneo “alla bisogna”, ad insegnare loro le materie d’esame. Per tale compito, che si svolgeva di sera e sovente nel corso della notte nella Sala Mensa Sottufficiali, si ragionava su frazioni proprie, improprie, apparenti, radici quadrate, aree e volumi, ripassi di grammatica, pressioni e portate e Il sistema funzionò e tutti i concorrenti vinsero il concorso. La caratteristica della vecchia sede, molto meno estesa come superficie di quella attuale, in cui si dormiva tutti assieme e la sera la si trascorreva assieme a dialogare, contribuivano senz’altro a rafforzare il clima di grande legame e solidarietà tra il personale e gli stessi “Ufficiali”. |
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Pochi erano i Vigili che disponevano di una propria autovettura privata, il magro stipendio non lo consentiva e così l'autorimessa di via Fiocchetto, sotto la sala mensa e che poteva contenere fino a 20 autovetture, era sufficiente ad ospitarle tutte. Essendovi un'unica autorimessa, alle 7,00 e prima che arrivassero i colleghi del turno montante, occorreva liberare il posto macchina cercando un parcheggio nelle vie laterali. L’accesso all’autorimessa, che non poteva essere aperta dall’esterno, avveniva calandosi all’interno della griglia posta di fronte alla Sala Mensa accedendo così, con un pezzo instabile di una scala a ganci, nel locale seminterrato. |
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Nella vecchia sede di Porta Palazzo le “Camerette” erano riservate ai soli Capi Sezione e Capi Autorimessa, tutto il restante personale, Vigili, Capi Squadra, V.Capi Reparto e Capi Reparto, coabitavano senza distinzione di età e grado in enormi camerate, a forma di "L", dove tramezzi in legno separavano file di dieci letti. I termosifoni erano a vapore, freddi se spenti o a 100 gradi se veniva accesa la caldaia. |
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Le docce erano solo due e si trovavano nei locali dei gabinetti, inizialmente dotate di boiler elettrici, consentivano solo a 2 - 3 persone al massimo di potersi lavare… poi l'acqua diventava fredda. In una fase successiva i boiler elettrici vennero sostituiti da due boiler ad accumulo di acqua a gas…”un piccolo passo per l’uomo... un grande passo per i pompieri”. |
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La Caserma Centrale di Torino, negli anni ’60, disponeva di: nr. 3 squadre formate da 8 Vigili (1 Capo, 1 autista e 6 Vigili), denominate "grosse",
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Ad ogni vigile veniva assegnata una maschera antigas dotata di filtro "VF polivalente" contenuta in un sacchetto di tela.
La maschera, verosimilmente risalente al periodo bellico, disponeva inizialmente di occhialini rotondi, che subito si appannavano, sostituita poi da un tipo con una maggiore apertura visiva. Nulla ci veniva detto circa i limiti di impiego di questi filtri che tra l'altro non recavano al loro esterno alcuna indicazione circa gli inquinanti capaci di trattenere nè sulla durata degli stessi. La sostituzione di queste cartucce filtranti era a discrezione dei capi magazzinieri, se agitandola si sentiva ancora muovere all' interno dei granuli, probabilmente di calce sodata, ti liquidavano dicendo che andava ancora bene. L'estrema difficoltà ad utilizzare cartucce filtranti a volte ormai quasi completamente intasate, induceva molte volte i vigili a non utilizzarle. |
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L'alternativa erano gli autoprotettori Drager ad ossigeno, con bombola di O2 da un litro, maschera che subito si appannava, mancanza di un sistema di raffreddamento nel riciclo dell'aria che causava il progressivo surriscaldamento dell'aria inspirata e, forse per quel motivo, un forte mal di testa.
La tendenza di molti vecchi capi partenza di allora era di non permettere l'uso degli autorespiratori, frutto questo sicuramente di una vecchia mentalità che a fatica le nuove generazioni riuscirono poi nel tempo a rimuovere. Si consideri che in quegli anni veramente numerosi erano gli incendi cantina e caldaia, molte alimentate a nafta pesante o a carbone, alcune situate, nella vecchia Torino, negli infernotti, cioè al secondo piano interrato. Nessuna dotazione individuale di guanti era prevista. |
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L'unica specializzazione allora esistente era quella dei Sommozzatori. Ai Sommozzatori non venivano chieste particolari capacità natatorie, alcuni quasi non sapevano nuotare, ma capacità di lavoro subacqueo e coraggio. Nei primi anni dall'istituzione del servizio i Sommozzatori furono addestrati da Michele Ferraro, Medaglia d'oro al V.M. e la scuola era quella degli incursori della marina militare e dunque veniva loro insegnato a saldare sott'acqua o ad utilizzare esplosivi. I Sommozzatori svolgevano una duplice attività, quella di pompieri, inseriti nelle squadre di partenza e, all'occorrenza, venivano sottratti per rispondere alle chiamate per interventi in acqua. Purtroppo, in particolare nella stagione estiva, erano molte le ricerche annegato in fiumi, laghi o torrenti con punte di due, tre al giorno, dovute al fatto che a quei tempi le vacanze al mare erano ancora solo per i “ricchi” e le sponde degli specchi d'acqua erano la meta preferita dalle famiglie e unico modo per mettersi al riparo dal caldo torrido dell’estate torinese. (Foto del Museo Storico dei Vigili del fuoco di Milano)
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Quando le proteste di piazza imposero di svolgere incarichi di “prevenzione”, dalla parte opposta dei manifestanti ma mai di "repressione", i Vigili del Fuoco furono capaci di adempiere ai propri compiti con estrema moderazione, mai per ordine pubblico ma sempre e solo per svolgere il proprio ruolo istituzionale.
Tale atteggiamento fu svolto anche in occasione delle rivolte dei carcerati nella carceri Nuove di Torino. Chi rimase rinchiuso all'interno dalla parte dei carcerati rivoltosi, ottenne il rispetto di questi e non fu torto loro un capello. Quando poi, sedata la rivolta, i carcerati dovettero passare attraverso una doppia fila di questurini manganellanti, furono i pompieri a proteggerli, ricordando ai colleghi con un'altra divisa il dovere del rispetto della dignità dell'uomo. |